Il tocco dolce: come vivere il cibo con libertà e consapevolezza

C’è un gesto piccolo, quotidiano, che ha il potere di cambiare il tono di una giornata intera. A volte è un biscotto sgranocchiato mentre lavori. Altre volte è un cioccolatino nascosto in borsa. Una fetta di torta con qualcuno che ami. Un cucchiaino di miele, di quelli che sanno di casa. Quel tocco dolce.

Eppure, ogni volta che arriva, porta con sé anche un’altra cosa: una vocina nella testa che dice: 

“Lo zucchero fa male.”
“Il dolce è solo uno sfizio, meglio evitarlo.”
“La piramide alimentare dice: poco e raramente.” 

Ma… e se non fosse proprio così? 

Era un rito semplice, e proprio per questo perfetto.
Il profumo del caffè, nella casa della mia infanzia, iniziava a salire dalla cucina appena dopo le dieci.
Quel sentore rotondo e tostato che sapeva di casa, di cose che tornano, di giorni che passano lenti e gentili.
Mia mamma lo versava con calma, senza mai riempire troppo le tazze. “Così resta caldo”, diceva. Accanto, immancabile, un biscotto. Semplice. Fragrante. Di quelli che fanno crack tra le dita e profumano appena di burro e vaniglia.
Io lo intingevo piano nel caffè, giusto un secondo, fino a quando il bordo si ammorbidiva e rilasciava il suo profumo. Un mix di amaro e dolce, di caldo e friabile, che sapeva di conforto e piccole gioie quotidiane. 

In quel momento non serviva altro. 

Né grandi discorsi, né grandi eventi. Solo il suono dei cucchiaini, il vapore sulla ceramica, e il silenzioso sapere che eravamo lì, insieme.

Il problema non è “il dolce”

Il problema è il modo in cui ci sentiamo quando lo mangiamo: la fretta, la colpa, il pensiero di doverlo compensare.

Ma un alimento da solo non può definire la tua salute.

Non può definire il tuo valore soprattutto.
È il contesto che conta.
È la relazione che hai con quel gesto.

E se imparassimo a vedere il dolce non come uno sgarro, ma come un momento di piacere consapevole, che può avere un suo spazio gentile nelle giornate? 

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Come vivere bene il tocco dolce?

Ti lascio qualche spunto, se senti il bisogno di alleggerire il giudizio e goderti di più il sapore: 

Sceglilo. Non subirlo. 
Se ti va un dolce, conceditelo con intenzione. Non come fuga, ma come scelta. 

Dagli uno spazio. 
Un dolce mangiato con calma, anche solo per 3 minuti veri, ha un sapore e un effetto diversi rispetto a uno mangiato di corsa, con il senso di colpa in sottofondo. 

Non devi bilanciarlo. 
Non devi “bruciarlo”, non devi saltare il pasto dopo. È parte della tua alimentazione, non un’eccezione da punire. 

Goditelo con tutti i sensi. 
Lascia che il piacere arrivi anche al cuore, non solo allo stomaco. Un tocco dolce può essere cura, radicamento, piacere, ricordo, pausa. Può essere una delle cose che rendono il tuo modo di nutrirti più umano, più tuo. E no, non c’è niente da sistemare, solo da ascoltare. 

Con dolcezza, libertà e presenza,

F.

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